lunedì 26 dicembre 2011

Io, Mauro e Anna


Il mondo è una groviera, è pieno di buchi, e in ognuno si nasconde un dittatore, un cuore innamorato, un brutto insetto, una paura o un fiume vuoto.



Mauro si è sempre alzato presto la mattina, ma mai per un motivo preciso. Non tutti vivono per uno scopo, molti  fanno solo ciò che, in virtù di un'idea innata, ritengono sano, normale, bello a vedersi. Si comportano quasi come se non sapessero, o potessero, fare altrimenti. Così Mauro si alzava, si vestiva e scendeva giù con Anna.
Non c'era mattina che non li si vedesse camminare tutt'attorno al palazzo, fermarsi alla panchina, sostare per qualche minuto dall'edicolante, anche se in vent'anni non credo abbiano mai comprato un giornale, e poi rientrare a passo lento e trascinato verso il portone, salutando quei volti disegnati dalla fretta che uscivano per andare a lavoro. Mentre loro tornavano a casa, salutando l'ennesima uscita mattutina come un lavoro compiuto.
Per Mauro e Anna la routine, da accettazione passiva del tempo, era diventata bisogno. Quel tempo diviso in azioni da compiere valeva per loro come il battito del cuore. Frequenza fissa: TU-TUM, TU-TUM, TU-TUM...il ritmo programmato per eccellenza...TU-TUM, TU-TUM, TU-TUM...dio mio che noia...TU-TUM, TU-TUM, TU-TUM...eppure finché lo senti sei vivo. Semplicemente. E così loro sentivano le loro passeggiate come il pulsare che gli ricordava d'esser vivi.
Succede, a chi non è amato.

Non puoi chiedere di essere amato. Non puoi pregare perché qualcuno prenda a volerti bene. Al massimo puoi sperare di iniziare a piacere a te stesso. Se casa tua ti fa schifo, difficilmente ci inviterai qualcuno. Se pensi di non meritare qualcosa, allora non la meriti davvero.

Mauro sapeva come non farsi amare. Urlava; puzzava di rancore a dieci metri di distanza; stendeva il suo disappunto come un tappeto rosso che dall'uscio di casa arrivava fino al portone, come si fa quando c'è un matrimonio. Così che tutti vedessero, così che tutti capissero, anche chi in realtà se ne fotteva ben poco. Esattamente come si fa quando c'è un matrimonio.
Però non abbassava mai la testa, nonostante un accenno di gobba. Si prendeva brighe, responsabilità e colpe di altri che l'andavano ricacciando come il più classico dei rompicoglioni. Quello che fa perché non ha da fare, quello che vuole sentirsi al centro perché non sa dove andare. E magari era davvero così, ma lui almeno c'era. Non sono molte le persone nel mondo su cui puoi fare sicuro affidamento. Tutti vanno, cambiano, girano. Chi non si muove è un limitato, uno che resta fermo come una piazza.
Ma noi dove saremmo se le piazze si muovessero. E se non ci fossero strade, vicoli e incroci, dove abiterebbero i nostri ricordi?

Le paure sono come gli alcolici. Puoi viverci senza, ma è tutto più noioso. Piccolissime dosi sono inutili, ciò che conta è che il sapore resti in bocca per un tempo sufficiente a ricordarlo in futuro. Ma sempre senza esagerare. L'eccesso distorce completamente la realtà. E non mischiate mai paure diverse. Si rischiano mal di testa, nausea, vomito e sedute di psicanalisi

Mauro non si divideva mai da Anna, e Anna da Mauro. Lei bianca, piccola, sempre pronta a tutto, anche a sporcarsi per lui. D'altronde cos'è l'amore, se non sporcarsi insieme.
Lei era la sua unica fonte di sollievo, lui la sua guida. Quando Anna se ne andò, Mauro perse la ragione. O forse fu la ragione che perse Mauro. Non lo trovò più. Le uscite divennero sempre più sporadiche. I calci per allontanare i mozziconi di sigaretta sparsi davanti al portone sempre meno frequenti. Che senso aveva rendere decente quella soglia se poi non doveva esserci più Anna a varcarla?
I suoi capelli, per omaggiarla, si colorarono dello stesso bianco di Anna. La gobba si appesantì, Mauro pareva voler avvicinarsi sempre più a terra. La sua voce perse di profondità, i monosillabi si facevano secchi, duri come latrati di rabbia e vecchiaia. Adesso la sentiva ancora più vicina, lei che nel suo ringhio metteva la forza di dieci cani da guardia.
Lei era la cagnolina di Mauro, il vecchio che ha sentito addosso l'odio, il terrore, il rispetto, la vergogna, il fastidio, la pietà.
Uomo che ha camminato tanto, e che adesso forse vuole solo riposare.

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